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  • Quando un’isola sprofonda e il mondo spegne lo sguardo

    Quello che sta accadendo a Cuba non è solo un blackout elettrico: è un blackout politico, mediatico e morale. Quando un intero Paese sprofonda nel buio e il silenzio internazionale è quasi totale, non siamo davanti a una semplice crisi infrastrutturale, ma a una gerarchia globale delle vite che contano e di quelle che possono essere ignorate. Il collasso della rete elettrica è l’effetto visibile di un assedio più profondo. L’embargo imposto dagli Stati Uniti — che dura da decenni — non è un relitto della Guerra Fredda, ma una leva ancora attiva che stringe l’economia cubana fino a soffocarla.…

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  • Dalla solidarietà a Gaza alla diserzione globale

    Le mobilitazioni internazionali contro il massacro di Gaza hanno rappresentato qualcosa di importante. Non solo una risposta morale all’orrore della guerra, ma l’emergere di una sensibilità politica che attraversa confini, lingue e contesti sociali diversi. Milioni di persone, in paesi lontani tra loro, hanno riconosciuto la stessa ingiustizia e hanno agito nello stesso tempo. Questo non è ancora un nuovo internazionalismo, ma ne è un segnale: la possibilità che soggetti differenti — studenti, lavoratori, movimenti sociali, comunità diasporiche — si riconoscano in una stessa lotta contro la violenza sistemica della guerra. Se la guerra è diventata una struttura del mondo,…

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  • Il regime di guerra e la potenza delle lotte

    Viviamo dentro una trasformazione storica che spesso viene descritta con parole insufficienti. Si parla di crisi della democrazia, di ritorno dei nazionalismi, di svolte autoritarie. Ma queste definizioni colgono solo una parte del problema. Ciò che si sta affermando su scala globale è qualcosa di più profondo: una progressiva istituzionalizzazione della guerra come principio ordinatore della vita politica e sociale. La guerra non è più soltanto un evento. È una forma di governo. Quando la guerra diventa una condizione permanente, l’intero campo della politica si riorganizza. Le economie si militarizzano, le frontiere si irrigidiscono, la sicurezza diventa il linguaggio dominante,…

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  • La guerra che passa dalle nostre basi

      Il governo continua a ripeterlo: “l’Italia non è in guerra”. È una frase che abbiamo già sentito molte volte negli ultimi trent’anni. L’abbiamo sentita durante i bombardamenti nei Balcani, durante la guerra in Iraq, durante l’intervento in Libia. Ogni volta la formula è la stessa: l’Italia non combatte, l’Italia non bombarda, l’Italia “fornisce supporto”. Ma la guerra contemporanea non funziona più come nei manuali del Novecento. Non servono dichiarazioni formali, né mobilitazioni generali. La guerra si fa con reti di basi, con corridoi logistici, con infrastrutture militari distribuite tra Paesi alleati. E dentro questa rete l’Italia occupa da decenni…

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  • Difendiamo i nostri territori, costruiamo l’opposizione

      Il mese di febbraio ha lasciato ferite profonde in Calabria e in tutto il Mezzogiorno. Uragani, mareggiate violente, frane e smottamenti hanno messo in ginocchio intere comunità. Le immagini delle coste erose, delle strade interrotte, delle case evacuate non sono solo cronaca di maltempo: sono il simbolo di una fragilità strutturale che da anni viene ignorata. Oggi facciamo la conta dei danni. Ma la domanda che dovremmo porci è un’altra: quanti di questi danni potevano essere evitati? La risposta, per quanto scomoda, è evidente. Una parte significativa di ciò che abbiamo visto è il risultato di decenni di mancata…

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  • Spezzare l’incantesimo: linguaggio e resistenza al fascismo

    Il fascismo non appare mai come un evento improvviso. Si insinua, prende forma lentamente, sedimentandosi nelle emozioni collettive prima ancora che nelle istituzioni. La sua materia originaria non è l’ideologia, ma la paura. Paura del futuro, dell’altro, della perdita, del disordine. Il fascismo nasce e si regge su questa atmosfera emotiva, la produce e la riproduce incessantemente, fino a farla sembrare naturale. Il popolo viene così costituito come comunità impaurita, tenuta insieme non da un progetto condiviso, ma da un comune stato di allerta. In questo scenario, la paura non è solo uno strumento di dominio: diventa una forma di…

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