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  • Dalla solidarietà a Gaza alla diserzione globale

    Le mobilitazioni internazionali contro il massacro di Gaza hanno rappresentato qualcosa di importante. Non solo una risposta morale all’orrore della guerra, ma l’emergere di una sensibilità politica che attraversa confini, lingue e contesti sociali diversi. Milioni di persone, in paesi lontani tra loro, hanno riconosciuto la stessa ingiustizia e hanno agito nello stesso tempo. Questo

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  • Il regime di guerra e la potenza delle lotte

    Viviamo dentro una trasformazione storica che spesso viene descritta con parole insufficienti. Si parla di crisi della democrazia, di ritorno dei nazionalismi, di svolte autoritarie. Ma queste definizioni colgono solo una parte del problema. Ciò che si sta affermando su scala globale è qualcosa di più profondo: una progressiva istituzionalizzazione della guerra come principio ordinatore

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  • La guerra che passa dalle nostre basi

      Il governo continua a ripeterlo: “l’Italia non è in guerra”. È una frase che abbiamo già sentito molte volte negli ultimi trent’anni. L’abbiamo sentita durante i bombardamenti nei Balcani, durante la guerra in Iraq, durante l’intervento in Libia. Ogni volta la formula è la stessa: l’Italia non combatte, l’Italia non bombarda, l’Italia “fornisce supporto”.

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  • Difendiamo i nostri territori, costruiamo l’opposizione

      Il mese di febbraio ha lasciato ferite profonde in Calabria e in tutto il Mezzogiorno. Uragani, mareggiate violente, frane e smottamenti hanno messo in ginocchio intere comunità. Le immagini delle coste erose, delle strade interrotte, delle case evacuate non sono solo cronaca di maltempo: sono il simbolo di una fragilità strutturale che da anni

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  • Spezzare l’incantesimo: linguaggio e resistenza al fascismo

    Il fascismo non appare mai come un evento improvviso. Si insinua, prende forma lentamente, sedimentandosi nelle emozioni collettive prima ancora che nelle istituzioni. La sua materia originaria non è l’ideologia, ma la paura. Paura del futuro, dell’altro, della perdita, del disordine. Il fascismo nasce e si regge su questa atmosfera emotiva, la produce e la

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  • La pace a pagamento: il “Board” di Trump e l’Italia osservatrice

    Un presidente a vita. Un miliardo per sedersi al tavolo. Nessun palestinese a decidere del proprio destino. Lo chiamano “pace”. Ma il cosiddetto Board of Peace voluto da Donald Trump ha poco a che fare con la diplomazia multilaterale e molto con la concentrazione del potere. Un organismo in cui il presidente è permanente, inamovibile,

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